Coronavirus, kit per 500mila tamponi da Italia a Stati Uniti con volo militare Usaf
https://www.teleborsa.it/News/(Teleborsa) - Dall'Italia agli Stati Uniti più di 500mila tamponi per test coronavirus. Un aereo militare dell'Aviazione americana (USAF) partito dalle base di Aviano, a 15 Km da Pordenone, in Friuli-Venezia Giulia, ha trasportato a Memphis, nello Stato del Tennessee, un grosso carico di kit. Lo hanno reso noto i vertici del Pentagono. Il materiale sanitario per i tamponi, come ha spiegato il generale David Goldfein, numero uno della Us Air Force, sarà distribuiti in varie zone degli Usa.
Coronavirus, 500 mila tamponi da Aviano al Tennessee
Secondo quanto riportato dal sito specializzato Defense One, dalla base di Aviano è partito un carico con 500 mila tamponi verso gli Stati uniti, destinazione Tennessee
500 mila tamponi per il Covid-19 dall'Italia agli Stati Uniti, destinazione Memphis, Tennessee. Secondo quanto riportato dal sito Defense One, i tamponi sono stati trasportati nei giorni scorsi negli Stati uniti dall'Us Air Force.
L'aereo americano con a bordo i 500 mila tamponi, un Boeing C-17 Globemaster III, è partito dalla base di Aviano, in Friuli Venezia-Giulia, ed è atterrato all'aeroporto internazionale di Memphis martedì mattina. Il generale Goldfein ha riconosciuto che l'Aeronautica sta trasportando i tamponi verso gli Stati Uniti " a sostegno della sicurezza nazionale e dei servizi sanitari" del Paese. Missioni di questo tipo, spiega Defense One, sono attese anche nei prossimi giorni quando l'esercito statunitense intensificherà i propri sforzi per contrastare la pandemia.
Coronavirus, Mariani: urgenti i tamponi a tutto il personale sanitario
https://www.ekuonews.it/18/03/“Io e mia moglie infermieri del ‘Frangipane’: lei positiva al Coronavirus, io sintomatico. Abbiamo paura, la nostra categoria come carne da macello”
https://www.ilciriaco.it/19/
La toccante testimonianza di Rocco Cusano, coordinatore infermieristico all’ospedale di Ariano Irpino. “Siamo a casa a combattere a mani nude. A chi governa dico di fare presto: la sanità provinciale non può reggere una catastrofe come quella della Lombardia”
Rocco Cusano condivide tutto con sua moglie: la casa, gli affetti ma anche il lavoro. Lui, 54 anni, è coordinatore infermieristico di reparto, lei, 48 anni, operatrice sanitaria in un altro. Entrambi in forze al “Frangipane”, fino alla scorsa settimana quando il maledetto virus che stavano combattendo in trincea sul luogo di lavoro, insieme ai colleghi e ai medici, è prepotentemente entrato nella loro vita privata.
«Mia moglie, infermiera, è risultata positiva al tampone. Io sto avvertendo i primi sintomi e sono in attesa che mi venga fatto. Siamo tappati dentro in casa insieme ai nostri bimbi che pure hanno avuto un po’ di febbre nei giorni scorsi ed oggi, fortunatamente, stanno meglio» racconta Cusano.
«Io ho tosse e febbre, ma chi ha avuto la peggio purtroppo è mia moglie. Attualmente la sua febbre oscilla tra i 38,7 gradi e i 38, ha tosse, vomito, diarrea, insomma tutto il quadro sintomatico del Coronavirus» continua. Un dubbio che diventa quasi certezza: il luogo del contagio. «Lei vuole sapere se ci siamo contagiati in ospedale? Ci sono pazienti sintomatici e positivi al Covid che dal “Frangipane” sono stati trasferiti al “Moscati” di Avellino che sono adesso in terapia intensiva. E siamo a cinque morti, oggi. Nello stesso reparto dove lavora mia moglie sono risultati positivi medici, coordinatori, infermieri e operatori sanitari. Che dire, tragga Lei le conclusioni. La correlazione tra pazienti infetti e operatori contagiati, è evidente. Mia moglie lo diceva che aveva paura, perchè i pazienti che assisteva avevano la polmonite ed erano sotto ventilazione artificiale. Una settimana fa ha iniziato ad avere tosse, poi è arrivata la febbre e dunque i sintomi del Covid. Abbiamo subito comunicato al Servizio epidemiologia e prevenzione. Sabato scorso sono arrivati a casa gli operatori dell’automedica tutti i bardati, e quindi è stato uno shock anche per i bambini, e le hanno fatto il tampone. Domenica sera siamo stati contattati dal medico del distretto che ci ha preso in carico e ci ha comunicato telefonicamente l’esito positivo del tampone, di cui ora attendiamo certificazione. Da domenica questo medico monitora la salute di mia moglie telefonicamente più volte al giorno, chiedendo sintomatologia, temperatura corporea, la saturazione ossigena- e per fortuna mi trovavo in casa un misuratore comprato tempo fa. Mia moglie ha indicato tutti i colleghi con cui è venuta in contatto, me compreso, i percorsi fatti all’interno dell’ospedale. Ho comunicato lunedì mattina di essere sintomatico anche io, la sera prima è iniziata la tosse poi il mattino la febbre, ed ora sono in attesa che vengano a fare il tampone anche a me. Chiaramente siamo in quarantena obbligatoria, in caso di peggioramento ci è stato comunicato di chiamare il 118.
Si metta nei nostri panni: noi siamo operatori sanitari quindi cercheremo di cavarcela il più possibile tra le mura domestiche, sperando di non aver bisogno del ricovero. Ma proprio per il lavoro che svolgiamo purtroppo sappiamo bene cosa comporta il Covid-19 perché lo abbiamo visto con i nostri occhi in ospedale. E abbiamo la paura umana che chiunque prova. Stare a casa a gestire la situazione a mani nude è difficile. Peraltro nel nostro stesso stabile abitano i miei genitori che sono anziani. Mio padre ha 90 anni, mia madre 73 sono persone a rischio e li ho messi in isolamento oltre dieci giorni fa».
Rocco Cusano è anche presidente dell’Ordine provinciale delle Professioni Infermieristiche, e denuncia: «sappiamo che ci sono persone a casa che hanno sintomi ma non riescono a mettersi in contatto con il Sep. Questo servizio va potenziato. Lancio un grido di dolore a nome della mia categoria. Servono dispositivi di protezione corretti e adeguati, potenziare il personale medico ma anche infermieristico, iniziando a scorrere le graduatorie, e bonificare tutto il plesso. Bonificare una sola stanza o il pronto soccorso, dopo che in un paio di casi non è stato rispettato il protocollo facendo entrare direttamente pazienti sintomatici poi risultati positivi, non basta. Il problema c’è stato anche altrove, in altri reparti. E poi tutti i degenti e i lavoratori dell’ospedale vanno sottoposti a tampone. Sono, anzi siamo, persone che a fine turno tornano nelle loro abitazioni, dalle loro famiglie e, spesso, anche in comuni diversi da Ariano Irpino. Ma qualcuno si è chiesto, al netto dei positivi residenti ad Ariano, se alcuni dei residenti in comuni limitrofi risultati positivi, lavorano invece in città. Verificassero, e forse il dato relativo ad Ariano sarebbe ben più grave, su scala provinciale, di quello che appare. E poi da operatore sanitario mi lasci dire una cosa: se non si fanno i tamponi a tappeto, andando a scovare gli asintomatici che sono positivi e non lo sanno, non avremo mai uno studio epidemiologico certo. Sono fortemente preoccupato per mia moglie, per me, per i miei colleghi ma anche per tutta la cittadinanza. Qui non siamo pronti ad affrontare la catastrofe che sta vivendo la Lombardia: non abbiamo il personale, non abbiamo le strutture, non abbiamo le attrezzature. Siamo forse ancora in tempo per fare la nostra parte. Tanti colleghi di sanità privata hanno dato la loro disponibilità. Tanti centri privati, ora chiusi, hanno detto di voler mettere a disposizione personale e attrezzature. Ragioniamo con loro, invece di pensare ad aprire strutture che non sono attrezzate. In questo scenario, da film dell’orrore, la nomina di un commissario straordinario che sappia dare tempestive ed adeguate risposte, prima che il tempo renda inutile qualsiasi soluzione, è una necessità: perché fare presto e bene è l’unica strada per non sprofondare».
Sindacati medici uniti chiede a Regione tamponi per i sanitari
https://www.radiortm.it/2020/
En Europa los médicos cometen los mismos errores que en Wuhan, alertan doctores chinos
Coronavirus, coppia di anziani positiva "ignorata" dal sistema
https://www.ilgazzettino.it/Per quasi dieci giorni sono rimasti a casa con l’influenza, la febbre alta e difficoltà respiratorie. Tutti i sintomi del Covid19. Assistita dal figlio con la moglie, una coppia di anziani della Bassa Friulana, malgrado le richieste dei familiari, è rimasta senza assistenza sanitaria diretta a fino a ieri, quando all’esame del tampone è risultata positiva al Coronavirus
LA VICENDA
I due anziani, marito e moglie rispettivamente di 81 e 78 anni, sono risultati ieri positivi al test del Coronavirus, al termine di una vicenda via via sempre più surreale a loro come ai parenti diretti, che li hanno seguiti da quando, martedì 10 marzo, hanno iniziato ad accusare un malessere che aveva subito fatto pensare a un contagio, anche se vanno stabilite le modalità con il quale può essere avvenuto. La coppia, che fino al decreto della scorsa settimana aveva condotto una vita normale, per la loro età, nel paese del Friuli dove vivono, dal primo giorno di malattia ha accusato assieme alla febbre alta anche tosse, spossatezza, pressione bassa e difficoltà respiratorie.
PARLANO I PARENTI
«Dopo due giorni - hanno raccontato ieri sera il figlio e la nuora - abbiamo telefonato al loro medico di base, che ci ha informati che quello era il suo ultimo giorno di lavoro (non ne conosciamo il motivo) e che sarebbe stato sostituito da una dottoressa, che abbiamo poi provveduto a contattare. Una persona gentile, che tuttavia si è detta impossibilitata a venire a visitare gli anziani perché sprovvista delle attrezzature di protezione per evitare contagi: “Se magari sono infettata io - ci ha spiegato - potrei contagiarli”. Il consiglio è stato di contattare la guardia medica, che ci ha fornito la stessa giustificazione, invitandoci a monitorare la situazione».
L’AGGRAVARSI
La prima settimana di malattia è trascorsa, ma i due malati non hanno dato segnali di guarigione. «La febbre si è mantenuta sempre alta, anche martedì 17 marzo mia suocera aveva ancora 39 di febbre. Ci siamo procurati un saturimetro (strumento che consente di misurare e monitorare il grado di saturazione di ossigeno nel sangue e la frequenza cardiaca, ndr) e i valori erano critici. Abbiamo iniziato a registrare tutti i dati, compresa la febbre, e chiesto alla dottoressa di base, che ogni pomeriggio chiamava per informarsi della situazione, di fare qualcosa».
SISTEMA FALLATO
«Abbiamo iniziato a telefonare al numero verde istituito per l’emergenza dalla Regione, al 1500 creato dal ministero della Sanità e siamo sempre rimasti in attesa senza che nessuno rispondesse - prosegue il racconto - abbiamo chiamato il 112, il 118, i carabinieri e un’ottantina di volte il numero diretto del servizio di Infettivologia, dove nessuno ci ha mai risposto. Gli operatori degli altri numeri sono stati cortesi, ma si sono limitati a spiegarci che, in assenza di contatti certi con persone contagiate dal Coronavirus, non era il caso di intervenire a verificare le condizioni dei due pazienti. Finalmente, lunedì la dottoressa di base ha iniziato a chiedere l’esame del tampone e martedì, dopo che il medico ha dichiarato che erano entrati in contatti con una persona che a fine febbraio si era recata in Lombardia, ci è stato dato l’appuntamento per ieri mattina all’ospedale di Udine».
DA SOLI AL TEST
Ieri mattina, in assenza di ambulanze, è stato il figlio ad accompagnare in auto - non potendo nessuno dei due guidare - gli anziani genitori all'ospedale di Udine e da via Colugna, dove si accede al tendone allestito per i tamponi dalla Protezione civile, dietro il padiglione 9, da soli marito e moglie si sono recati a sostenere l’esame diagnostico. Dopodiché, debilitati, a piedi si sono recati verso l’auto dove li attendeva il figlio: «Mio suocero è svenuto, mio marito ha dovuto andare in soccorso per farli tornare in auto e a casa - ricorda la nuora - perdeva sangue dalla gola e nel tardo pomeriggio siamo stati contattati per informarci che i miei suoceri erano risultati positivi al test».
FINALE AMARO
A quel punto, dato che nessuno dall’inizio della malattia aveva provveduto a visitare la coppia ammalata, il figlio ha preteso il ricovero in ospedale e all’ora di cena i due genitori sono stati ricoverati. «Mio padre era disidratato, entrambi sono molto provati - conclude il figlio - a me e mia moglie non è stato fatto il tampone, ci è stato solo detto di rimanere a casa e osservare la quarantena prevista. Se dovessimo manifestare sintomi influenzali, avremo una corsia preferenziale. Aldilà della cortesia del personale con il quale siamo venuti a contatto in questi giorni, mi chiedo se non fosse il caso di intervenire prima, almeno per una visita».
Usb: “gravi ritardi nei tamponi”. Esposto in procura contro Bonaccini e Venturi
https://www.parmareport.it/ usb-gravi-ritardi-nei-tamponi- esposto-in-procura-contro- bonaccini-e-venturi/
“In tali strutture ospedaliere e territoriali si riscontra l’insufficienza, la non corretta gestione e distribuzione, se non addirittura la mancanza dei dispostivi di protezione individuali idonei, quali mascherine FFP2 ed FFP3, camici impermeabili monouso e addirittura la carenza costante di mascherine “chirurgiche”. Con questi esposti si è voluto portare all’attenzione della Procura della Repubblica quelle che a nostro giudizio sono gravissime mancanze di organizzazione, gestione e previsione del rischio da parte di questi Enti, perché si realizzino gli opportuni e rapidi accertamenti e nel caso si valutino i profili di responsabilità”Coronavirus: oltre 2.500 medici e infermieri positivi
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